San Giorgio

San Giorgio Martire 23 aprile

Storia San Giorgio, fra tutti i martiri, ebbe la più diffusa
devozione, non solo nei primi secoli ma anche nel medioevo. Questa
popolarità è legata alla leggenda fiabesca della sua lotta contro il
drago, che sarebbe avvenuta nei pressi della odierna Beirut. Qui viveva in
un lago un drago mostruoso che a volte giungeva fino in città dove
appestava l’aria col suo alito fetido. Gli abitanti impauriti cercavano di
accontentare la sua fame dandogli ogni giorno due pecore. Ma ben presto
tutte le pecore erano state sacrificate. Si interpellò l’oracolo e si
venne a sapere che occorreva sacrificare al drago un essere umano, scelto
tramite sorteggio. Il caso volle che la vittima prescelta fosse
Margherita, la bella figlia del re. Naturalmente il re si rifiutò di
sacrificare sua figlia. Solo quando il popolo minacciò d’incendiare il
castello, egli cedette. Disperato vide la figlia portata sulla sponda del
lago, dove in lacrime si mise ad attendere il compimento del suo destino.
n quel momento, passò San Giorgio che domandò alla ragazza il motivo del
suo dolore e, conosciutolo, restò accanto a lei. Non ci volle molto
perché il drago emergesse dall’acqua con urla spaventose. Giorgio si
affidò a Dio, si avventò sul drago e lo ferì profondamente con la sua
lancia. Lo costrinse a gettarsi davanti ai piedi di Margherita e gli mise
la sua cintura attorno al collo, così che la ragazza lo poté condurre
nella città dove esplose un grande giubilo. Il re voleva donare al
salvatore immensi tesori, ma Giorgio distribuì tutto ai poveri e, dopo
aver battezzato il re, riprese il suo cammino. La Leggenda San Giorgio La
leggenda di San Giorgio ha origini antiche (a. 496) e soio tardivamente,
nell’epoca delle Crociate, si abbellisce dell’episodio del drago e della
Fanciulla sal-vata dal santo. Tralasciando la leggenda, la verità storica
ci dice che Giorgio nacque in Palestina, oscilla intorno al 280 d. C. e la
data della morte (303) ed è confermata dal risultato dell’esame
scientifico delle ossa appartenenti ad un individuo poco più che
ventenne. Fin da giovane aveva appreso l’arte militare e fu un soldato
così brillante da diventare un condottiero. Come tribuno, ebbe una
discreta familiarità con l’imperatore. Giorgio di Cappadocia, ufficiale
delle milizie, che distribuisce i beni ai poveri si confessa cristiano,
era apprezzato dal suo monarca per il coraggio, anche se non voleva
accettare che il migliore dei suoi soldati fosse cristiano. Quando venne
indetta una nuova persecuzione, Giorgio cercò di rimproverare
l’imperatore Diocleziano e all’invito dell’imperatore di sacrificare agli
dei si rifiuta. Interpretato come un gesto di superbia, il rimprovero fece
adire a tal punto il monarca da indurlo a consegnare Giorgio al re
persiano Daciano che lo fece incarcerare e torturare. Le torture scelte si
facevano sempre più terribili e crudeli perché la punizione inflitta a
Giorgio doveva valere come esempio. La gamma dei tormenti andava dal
dilaniamento della carne all’ustione; dall’avvelenamento alla ruota;
dall’immersione nell’olio bollente o nel piombo fuso fino alla limatura
della cute. Viene battuto, lacerato e gettato in carcere dove ha una
visione del Signore che gli predice sette anni di tormenti, tre volte la
morte e tre la resurrezione. Tagliato in due con una ruota piena di chiodi
e spade Giorgio risuscita ed inizia l’era delle conversioni e dei miracoli
fino alla morte. Ma Giorgio rimase saldo alla sua fede in Cristo. Anzi,
più veniva torturato e più sicuro diventava questo eroe che Dio ogni
notte visitava per rincuorarlo. Quando alla fine gli venne tagliata la
testa, Giorgio era già morto. Le rappresentazioni di San Giorgio sono
sempre legate al valore militare; o in sella a un cavallo, o armato con
lancia con cui ha ucciso il drago, o come portabandiera. Il nome tra il IV
e il V sec. si diffuse in Oriente, e successivamente nella Georgia e
nell’Inghilterra, nazioni da Lui protette. La sua venerazione fu
particolarmente viva in Inghilterra; qui il sinodo del 1222 lo elesse
santo nazionale. Anche nel resto dell’Europa, gli vennero dedicati
innumerevoli luoghi di culto, dove sono avvenuti molti miracoli. San
Giorgio non restò solo il santo dell’aristocrazia e della cavalleria
medioevale; ma entrò a far parte nella cultura del popolo in particolare
nelle rappresentazioni religiose teatrali nate nel Medioevo. In queste,
davanti a un pubblico esterrefatto, sovente veniva rappresentato
l’episodio dell’uccisione del drago. La sua festa ricade il 23 aprile
riassumendo in una cornice cristiana le celebrazioni primaverili pagane.
Nelle alpi, per esempio, nel giorno della sua festa si conduceva per la
prima volta il bestiame al pascolo; in questo giorno, inoltre San Giorgio
faceva si che il terreno si spaccasse in modo che i serpenti, che si erano
nascosti durante l’inverno, potessero tornare in superficie. Questa
tradizione, unita al leggendario combattimento contro il drago, fece si
che il santo venisse invocato anche in caso di morsicature di serpente. Il
suo martirio plurimo inoltre lo rese esperto di quasi tutte le sofferenze,
i dolori e i disturbi. Egli è comunque invocato soprattutto in caso di
infiammazioni febbrili, nell’epilessia e un tempo in caso di peste.

Forse nessun Santo ha riscosso tanta venerazione popolare quanto San
Giorgio e a testimonianza di ciò sono le innumerevoli chiese dedicate al
suo nome. In Italia il culto per S. Giorgio fu assai diffuso. A Roma
Belisario (ca 527) affidò alla protezione del santo la porta di
S.Sebastiano e la chiesa del Velabro, dove venne trasferito il cranio di
Giorgio, trovato nel patriarchi lateranense da papa Zaccaria (744 – 752).
Ricordiamo infine che il santo è stato scelto come patrono sia dai
militari che dai cavalieri; è infatti rap-presentato in piedi con lo
scudo o la lancia, o a caval-lo mentre trafigge il drago, per salvare la
principessa. Inoltre il nome di San Giorgio era invocato contro i serpenti
velenosi, contro la peste, la lebbra e la sifilide e, nei paesi slavi,
contro le streghe. Grande venerazione riscosse il sepolcro del martire e
le sue reliquie furono trasferite, probabilmente durante l’invasione
persiana all’inizio del sec.VII o, poco dopo, all’arrivo dei mussulmani in
Palestina.

Biografia tratta dal volume di Simone Stein “Guarire con i
Santi… e con le erbe” editrice Piemme. Adattamento dell’ins.
Antonio Condò


Preghiera a San Giorgio Martire

O glorioso San Giorgio che sacrificaste il
sangue e la vita per confessare la fede, otteneteci dal Signore la grazia
di essere con voi disposti a soffrire per amor suo qualunque affronto e
qualunque tormento, anzi che perdere una sola delle cristiane virtù; fate
che, in mancanza di carnefici, sappiamo da noi stessi mortificare la
nostra carne cogli esercizi della penitenza affinché morendo
volontariamente al mondo e a noi stessi, meritiamo di vivere a Dio in
questa vita, per essere poi con Dio in tutti i secoli dei secoli.

Così sia!