suor Angela Polesel

Un’apostola africana nata in Veneto

Il 15 marzo 2000, a Bubaque nella Guinea Bissau, la comunità cattolica e gli animisti indigeni hanno ricordato, nel contesto di una settimana di ringraziamento, vocazionale e missionaria, suor Angela Polesel, stroncata dalla malaria giusto venticinque anni fa. La sua memoria è sempre viva, tra i Bijagos, assicura padre Marco della ‘Paroquia da Imaculada Conceiçao’, e questo è un segno di come il Signore fa sempre fruttificare i semi di bene che lascia attraverso i suoi servi ‘buoni e fedeli’.

Suor_G1Terminata la quarta elementare, sebbene Gina prometta bene nello studio, i genitori, provenienti da Faè, si vedono costretti a mandarla, come bambinaia, presso una famiglia amica. Sono tempi duri per tutti. Siamo, infatti, nell’immediato dopoguerra.

Gina trascorre la fanciullezza e l’adolescenza nella serenità e nella gioia, sorridente e spensierata.

A quattordici anni, una zia suora la porta con sé a Porcari (provincia di Lucca), nel collegio dei padri Cavanis.

Nel 1951, a soli 16 anni, entra nel noviziato tra le religiose del ‘Santo Nome’, le suore Cavanis.

Le tappe si susseguono con ritmo serrato: 1953: primi voti; 1958: professione perpetua. L’aridità del veloce elenco nasconde una somma di sacrifici ed uno sforzo quotidiano in salita.

Nel 1972, si offre per la missione in Guinea ex portoghese. A Bubaque, tra i Bijagos,esprimerà il meglio di sé.

Immersa in una natura doviziosa, quasi intatta, suor Angela riesce a rendere la vita ancora più semplice, essenziale. Avvezza alla severa scuola dei campi, non si risparmia nelle fatiche richieste dalla missione. A volte scarseggia il cibo, e allora si improvvisa cacciatrice di scimmie e di altri animali di piccola e media taglia, che ha imparato a cucinare e a mangiare.

A metà febbraio del 1975, un attacco di malaria la costringe a restarsene a casa, ma dopo due giorni è ancora al lavoro. La sera dell’11 marzo ritorna a casa con la febbre e si mette a letto. I soliti disturbi con conato di vomito. Prende le medicine per la malaria, assistita dalle consorelle. Viene vista anche dall’infermiera del posto, ma non ci sono segni di gravità tanto che lei stessa dice: «Eh, domani mi alzo». Invece, il sabato mattina, all’ora dell’Angelus, la sua bell’anima ritorna alla casa del Padre.