Francenigo

I documenti più antichi che parlano di Gaiarine si rifanno al 1300, e attestano che il comune e le sue attività erano rivolte verso il Friuli, il paese era diviso tra Treviso e Brugnera che a sua volta dipendeva dal Patriarca di Aquileia. Le vicinanze con il Livenza ha fatto si che oltre ai benefici ne ricevesse anche le inondazioni, in una di questa fu allagato e distrutto un grosso bosco di rovere.

L’entrata in Friuli, su un’isola del fiume fu edificato un castello forse già prima del 1000. Verso il XII-XIII secolo, quando la documentazione si fa più ampia e sicura, Brugnera e le località contermini appartenevano ai Signori di Prata e Porcia, che estendevano i loro domini in una vasta zona del Friuli occidentale e del Trevisano orientale.

Avvocati delle Chiese di Concordia e Ceneda, membri di prim’ordine del Parlamento della Patria del Friuli, nobili fra i più potenti dell’epoca, poco prima del 1214 si divisero in due rami, spartendo il grande territorio in due distinte giurisdizioni che facevano capo ai castelli di Prata e Porcia.

Tamai rimase al primo, Brugnera, Maron e San Cassiano passarono al secondo, rimanendo questo ordinamento amministrativo fino alla fine del XVIII secolo (soppressione della Repubblica di Venezia e a livello locale inizio delle moderne municipalità sul modello rivoluzionario francese).

Dal punto di vista ecclesiale, Tamai e Maron appartenevano alla concordiese pieve di San Vigilio di Palse, cominciando a erigersi in parrocchia autonoma tra XV e XVI secolo (Tamai si separò da Maron nel 1904). Brugnera e S. Cassiano facevano parte della pieve cenedese di S. Tiziano di Francenigo; la prima divenne autonoma nel tardo ‘500, mentre S. Cassiano lo fu già nel medioevo.

Nel XIV secolo i signori di Porcia concessero alla comunità di Brugnera propri Statuti, da cui risulta che la zona, oltre che caratterizzata da un’agricoltura che tendeva a svilupparsi fuori dai vincoli feudali, con la liberazione dalla servitù di masnada, era inserita nell’economia del tempo con altre attività. Il commercio trovava scalo nel porto sul Livenza protetto dal castello, mentre un’industria tessile locale era protetta dai nobili purliliesi. All’interno delle mura che cingevano il centro di Brugnera (le cui porte furono definitivamente abbattute solo nel 1918), oltre al castello, trovavano spazio le abitazioni dei servi, dei notai, degli artigiani, dei pescatori (alla fine del ‘400 si aggiunsero gli ebrei, che esercitavano la professione di banchieri).L’originaria ubicazione del paese era stata cambiata dopo il 1220, spostando maniero e abitatori sulla sinistra del fiume Livenza. Trovandosi in una zona di confine, Brugnera fu infatti spesso al centro di cruenti fatti d’arme, saccheggi e devastazioni; i signori di Prata, che in relazione alla loro appartenenza al Patriarcato di Aquileia, dovettero lottare a lungo contro le mire espansionistiche del Comune di Treviso e di altri, che pretendevano di avere il castello sul Livenza e la zona di Francenigo e Gaiarine dipendenti dai Porcia. Dopo una devastazione subita nel 1192, i trevisani distrussero Brugnera nel 1220. Il paese con le fortificazioni e la residenza signorile, fu ricostruito nell’attuale localizzazione, trovandosi coinvolto in altre azioni belliche: nel 1386 fu assediato da truppe udinesi, nell’ambito delle continue guerre civili che stavano insanguinando il Friuli.

Nel 1419-21 la Repubblica di Venezia conquistò militarmente lo Stato dei patriarchi di Aquileia, facendone un proprio dominio: ma nel 1418 i signori di Porcia, precedendo le azioni belliche, s’erano dati pacificamente ai veneziani, mantenendo così diritti e prerogative che conservarono fino all’età napoleonica.

Nei secoli dell’età moderna, segnati dalla sovranità del leone di San Marco, Brugnera conobbe le vicende che interessarono il resto del Friuli e il Veneto. Nella prima metà del ‘500 i nuovi fermenti religiosi trovarono un’eco clamorosa a Maron dove fu parroco Paolo Rosello, uno dei maggiori esponenti della Riforma in Italia. In campo sociale, si sviluppò notevolmente la proprietà terriera veneziana, con il formarsi di sontuose abitazioni, di cui la Villa Varda (ancorché rimaneggiata nello scorso secolo) è l’esempio meglio noto e conservato.

La cronaca registra invece fatti dirompenti come la rapida ma devastante incursione turca del 1499, quando la cavalleria al servizio dell’Impero ottomano si riversò nei villaggi che componevano la giurisdizione purliliese e brugnerese, razziando, bruciando, deportando e ammazzando. Fu un colpo anche all’economia rurale, perché andarono distrutti non solo i raccolti, ma le vigne e gli attrezzi agricoli. Fu invece risparmiato il centro di Brugnera, chiuso dalle turrite mura castellane e cuore pulsante non solo dell’amministrazione locale (ospitava la cancelleria, i notai, i servizi civili e religiosi) ma anche dell’economia artigianale e commerciale. I toponimi. Il più chiaro e probante indizio dell’insediamento di un popolo di stirpe celtica ci rimane nella toponomastica : le località con finale in “ago”, “aga”, “igo”, “iga” (tipici del paleoveneto “ico”, “ica”) corrispondevano ad antiche proprietà agricole che si definivano normalmente secondo il nome del proprietario, che si ritrovano in Italia dovunque si sono insediate popolazioni protoceltiche e galliche, ma che nel Veneto e nel Friuli sono molto più frequenti che altrove, se si eccettua la zona compresa tra Como e Bergamo, che e il punto di massima concentrazione celtica in Lombardia: Alpago, Asiago, Crescenzago, Legnago, Maniago, Mardimago, Massanzago, Moriago, Orsago, Terlago, Vedelago, Volpago, Umago, Grassaga, Peraga, Lancenigo, Francenigo, Lonigo, Veternigo, Zianigo, Barbariga, Pianiga, ecc. D’altra parte, radici e suffissi in =ego, ago= (Rasego, Orsago, Maniago), oppure in =igo= (Francenigo, Polcenigo), l’origine celtica potrebbe risentire del gradito friulanismo =aghe=, cioè acqua.


I “Fossi”

Fossa Biuda

La Fossa Biuba o Beuda ha le risorgive in comune di Cordignano in località Madonna delle Grazie poi attraversata la ferrovia dove viene alimentato da altre polle risorgive, infine si getta nel Livenza a nord di Francenigo. Altri canali alimentano il Biuda dall’area dei Palù, questa area è costituita da un insieme di canali, l’opera di bonifica è dei Benedettini che qui si insediarono nel 1100 .

Fossa Vistorta

Il canale con portata di acqua sorgiva è la Fossa Vistorta in località Vistorta e confluisce nel Livenza a nord di Francenigo.