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La terra, le radici, la famiglia, i legami di sangue: storie
che spesso si perdono tra l'indifferenza o che restano
incompiute perché nessuno le tramanda o perché chi
le conosce è emigrato chissà dove. È successo per
anni, anzi per secoli, anche alla numerosissima
famiglia Polesel
, sino a quando, lo scorso novembre, a due dei suoi
membri, i cugini Graziella, di Ranzano, e Renzo, di
Pordenone, è venuta l'idea di riunire i parenti
attorno al tavolo e di saperne di più sulle proprie
origini. E nel giro di tre mesi hanno scoperto un
sacco di cose, oltre al fatto che un semplice tavolo
non sarebbe bastato ad accogliere tutti, ma che
sarebbe servito un intero ristorante.
Il primo mega-raduno dei Polesel , al quale hanno partecipato ben
168 membri, si è così tenuto la scorsa settimana, in
un ristorante di Basalghelle di Mansuè, dove risiede
un grande gruppo di discendenti della famiglia. «Ma
questo è stato soltanto l'inizio», precisa Renzo Polesel , 49 anni,
diventato lo storico della famiglia, che ha creato
anche un simpaticissimo sito Internet (www.polesel .it) dedicato alla stirpe di contadini doc, con tanto di albero
genealogico, curiosità, fotografie e guest book. «Nel
giugno del 2005 faremo il secondo grande raduno -
assicura Renzo - un vero e proprio Polesel day, che si
terrà in contemporanea anche in Australia, in Francia
e in Brasile, dove vivono centinaia di membri della
nostra famiglia». Ma c'è di più. Curiosità,
aneddoti e inediti della saga dei Polesel , emersi ficcando il naso tra
archivi, documenti polverosi nei solai e registri
delle parrocchie, stanno per essere raccolti in un
romanzo, sempre a cura di Renzo Polesel .
- Quanti sono i Polesel sino ad ora identificati
attraverso i suoi studi?
«Più di 900. Le ultime 4/5 generazioni, dal 700 sino
ai nostri giorni, sono state interamente ricostruite.
Ma nel corso del raduno (tenutosi il 2 marzo) siamo
venuti a conoscenza di un altro centinaio di membri,
che ora sto inserendo nel sito, man mano che
approfondisco le loro storie. Incredibile, vero? E
pensare che sino a tre mesi fa non sapevo neppure come
si chiamasse mio bisnonno. Adesso invece, mi arrivano
informazioni da tutto il mondo».
- È numerosa anche la colonia pordenonese oppure il
grosso della famiglia abita in Veneto?
«Nell'arco di oltre 400 anni la famiglia si è
spostata di meno di venti chilometri. Comunque i due
rami principali della famiglia si estendono tra le
province di Pordenone, Treviso e Venezia (tra
Basalghelle, Mansuè, Francenigo e Bibano). Qui nel
Pordenonese, in particolare, i Polesel sono alcune centinaia e risiedono a Cordenons, Fiume Veneto, Azzano
Decimo e Maniago. Il cognome ha però via via subito
delle modifiche a seconda di come decideva di
trascriverlo il parroco. Sicché abbiamo Polesel , Pollesel,
Pollesello e Polese».
- Qual è l'origine etimologica di questa parola
«Tra la fine degli anni 60 ed i primi del 70,
"Storia Illustrata", una rivista oggi
scomparsa, pubblicava in una rubrica fissa di
genealogia una breve nota, accreditando a Polesel l'origine
toponomastica, riferita al Polesine ed in definitiva
al fiume Po. A sostegno di questa tesi faceva
riferimento alla cittadina di Polesel la,
sottolineandone l'assonanza. Le mappe di diffusione
attuali, con la massiccia presenza nelle province di
Venezia, Treviso e Pordenone, tenderebbero ad
evidenziare questo flusso migratorio, dal Po in
direzione Nord-Nordest. Però, esaminando l'etimologia
di Polesine, si scopre che non è legata al fiume Po.
Secondo Garzanti ed altri importanti dizionari,
deriverebbe dal greco bizantino poly/kenos, "con
molti vuoti", e indicherebbe una zona
pianeggiante, d'aspetto insulare, compresa tra due
braccia di un fiume: la zona del Veneto compresa tra
l'Adige a nord e il Po a sud. Ma non è finita. Nel
Dizionario del dialetto veneziano di Giuseppe Boerio,
consultato in una edizione del 1856, Pòlese,
significa ganghero e arpione, perno, cardine. E per
quanto riguarda la famiglia potrebbe indicare un
mestiere o una certa personalità».
- A quando risale il primo atto ufficiale che avete
ritrovato?
«È l'atto di battesimo di Iseppo, vergato il 19
marzo 1674 da P. Giorgio de Canciani, a Bibano, e che
recita: Iseppo figlio di legittimo matrimonio di
Matthio Polesel , et di Maria sua moglie..... Anzolo (Angelo), battezzato il 6 ottobre
1709 è figlio di Giuseppe, qm Mattio Polesel .... Don Francesco Pasini,
Cap(pellan)o de lecentia battezza il 29 settembre 1739
Sebastiano, figlio di Angolo, di Giuseppe Polesel lo,.... Giambatta, nel 1775 è Polesel lo, Sebastiano, nel 1797 è
figlio di Giò Batta qm Sebastiano Polesel , Vincenzo, nel 1827 è figlio di Bastian dal fu Batta Pollesel. In tre
generazioni quindi, il povero Giobatta, nipote di un Polesel , nasce Polesel lo, ha un
figlio Polesel ed un nipote Pollesel. Quanto alla ricostruzione delle nostra storia va
però detto che la parte più grossa l'ha fatta
Alessandro Vaccher».
- Come mai un Vaccher e non un Polesel ?
«Quando si dice "i casi della vita".
Vaccher è nipote (figlio di una sorella) di Eddo Polesel , che è stato Presidente
dell'Associazione industriali venezuelana. Cinque anni
or sono la moglie di Eddo, Amelia, ha chiesto al
nipote di fare una ricerca sull'origine della famiglia
e Alessandro ha iniziato ad andare per chiese e
archivi. Tre anni fa, per caso, l'ho conosciuto alla
Bpt di Cinto Caomaggiore dove lavoro, ma non ci siamo
più rivisti. Quando a mia cugina Graziella è venuta
l'idea di organizzare la rimpatriata e abbiamo
iniziato la ricerca genealogica, è stato un prete a
dirci che qualcuno l'aveva già fatta e a indicarci
Vaccher. Così l'ho contattato, lui mi ha dato tutto
il materiale cartaceo che aveva raccolto e io l'ho
elaborato e messo in rete. Al raduno l'altro giorno
c'era pure lui. Durante il raduno ci siamo anche messi
in contatto con i parenti e i membri della famiglia
emigrati all'estero. Con Claudine, figlio di
Fortunato, in Brasile, dove vive una colonia di ben
400 Polesel ; in Venezuela
con Eddo, in Australia con John e in Francia con Lino
Cancian, figlio di una Polesel ».
- Quale dei Polesel invece diventerà protagonista del libro?
«Non sarà uno solo, ma tanti. Anche perché questa
famiglia di semplici contadini ha saputo evolversi,
crescendo cattedratici dell'università, sindaci e
imprenditori. Comunque il primo a diventare
protagonista di un racconto, che parteciperà al
concorso bandito dal comune umbro di Magione (in
provincia di Perugia) sarà Paolo Polesel , nato alla
fine dell'800 e morto giovanissimo».
- Perché in Umbria?
«La storia è lunga. Paolo, fratello minore di
Giuseppe Polesel , capo dei domestici a villa Aganoor, nella Marca trevigiana, si
innamorò delle contessina Elena. Lui aveva 20 anni e
lei 38. Una storia impossibile per l'epoca. Una storia
che finì tragicamente, perchè Paolo morì
precocemente di peritonite. La loro storia, romanzata,
naturalmente, diventerà il testo del Concorso indetto
a Magione, per ricordare la sorella di Elena, Vittoria
Aganoor, grande poetessa, che viveva nel comune umbro
assieme al marito».
Antonella
Santarelli
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