Elena fin dall’infanzia, si era dimostrata ribelle ad ogni imposizione, con asperità di carattere che spesso mettevano a dura prova i rapporti con gli altri membri della famiglia. Individualista, animata da un forte desiderio di indipendenza, si isolerà sempre più dal resto della famiglia specie dopo la morte del padre, trascorrendo lunghi periodi tra Venezia, Basalghelle e Tarcento.

Ad Elena viene attribuita dalla tradizione popolare una relazione con Paolo Polesel (1870-1890), figlio di Vicenzo e di Antonia, nipote di Sebastiano. Approfondimenti storici rendono non così provabile la cosa, ma piace pensare che un Polesel possa essere stato così coinvolto con una persona che per il suo carattere sentiamo vicina.


La lettera che segue, spedita a Domenico Gnoli è parte di un’ampia corrispondenza coltivata tra i due. Pare, meglio di altre, evidenziare il profilo della donna ed i suoi sentimenti.

Tarcento, senza data (1902?)

Egregio amico,

parto da Tarcento, e la prego di scusare la fretta.

Ebbi la di Lei carissima lettera nella quale Ella mi dice troppe belle cose, le quali, nondimeno, mi lasciano più dubbi di prima. Valgono qualche cosa quei lotti turchi, o valgono zero? Temo che per ogni cosa non vi siano più fissi criteri secondo che giudicare e mi conforto pensando ai miei bravi lavoratori friulani, e analfabeti. Chi mi assicura che non siano essi i miglior? Certo da tanto tempo io mi sono messa in disparte, fiera della mia indipendenza, con la sicurezza di non aver mai chiesto niente a nessuno, e non trovo alcun vuoto da riempire, e non ho più alcun desiderio di vanità. L’arte, poi, non si impara quando è suonata la quarantina, e il sentimento e l’immaginazione servono per cominciare.

Grazie ad ogni modo di tutto.

Le riscriverò più a lungo.

Intanto mi creda di Lei aff.ma

Elena Aganoor

 

Elena nasce nel 1852 a Padova e muore nel 1912 a Basalghelle dove è sepolta nella tomba di famiglia.

Non si sposò.

 

 


 


Elena scrisse alcune poesie che però non pubblicò mai. Laura Parpinelli, in “Lettere a Bianca” pubblicato da Rebellato Editore, dove racconta della storia della sua famiglia che viveva nella villa confinante con quella degli Aganoor a Basalghelle, riferisce di un manoscritto nel quale Elena raccolse alcuni suoi lavori per donarli al padre di Laura, e dal quale trasse e trascrisse “Sola”:

 

Sola, tu dici; a te pare un deserto

questa sala ov’io son con mille e mille;

tra quest’ombre agli inconsci occhi coperto,

un fuoco serba vivide scintille.

 

Forte accalora quanto più è segreto,

arde e s’addoppia quanto più è nascosto,

e a poco a poco ogni angolo fa lieto,

e a poco a poco illumina ogni posto.

 

Tendo le ciglia e nella io vedo,

tendo gli orecchi e bei silenzi ascolto,

non alle cose trapassate io riedo,

ma riede a me quanto è ad altrui sepolto.

 

Voci amanti m’incuorano, saluti

d’ignoti al mondo, a me cari e alle Muse,

volti agli inetti eternamente muti,

labbra per sempre ai negligenti chiuse.

 

Là nel fastidio delle vie frequenti

e in mezzo all’urto delle turbe, e ai rudi

reclami, e alle perenni ansie, e alle urgenti

cure, o fra stolte ebbrezze o fra i tripudi,

 

sola tu, o non intensa anima! Sola

ove pieno è clamor, ma vuoti e privi

sono i cuori, le menti e la parola;

sola, tra le fuggenti ombre dei vivi.