Vittoria Aganoor nacque nel 1

855 da una famiglia nobile di origine armena, migrata in Persia e poi in India e trasferitasi in Europa, (Parigi, Venezia,  e infine a Padova).

Armena di stirpe, e nobilissima, la famiglia degli Aganoor. Trapiantata nel 1605 da Shâh Abbâs I, il Grande, dalla. provincia di Nakhicevan in Persia, passò poi nelle Indie, donde, due secoli più tardi, cioè nel 1835, un discendente, Abramo, uomo ricchissimo e molto amante delle lettere, emigrò in Europa con tre figli, stabilendosi successivamente a Parigi, Venezia e Padova. Quivi il 26 di maggio del 1855 da uno di essi, Edoardo, e da Giuseppina Pacini nacque Vittoria nella casa detta anche oggi degli Armeni, in Via del Prato della Valle, attualmente Piazza Vittorio Emanuele.

Di puro sangue armeno dunque Vittoria, non Indiana o Persiana come altri la disse. E alla sua origine ella teneva moltissimo; sì che, scrivendo in proposito a un dotto Padre Mechitarista dell’Isola di S. Lazzaro, si rammaricava con lui d’ignorare la lingua della sua nazione [...]

Estratti dall’introduzione di Luigi Grilli alle “Poesie complete di Vittoria Aganoor” (1912)

L'agiatezza della famiglia, la fervida e precoce intelligenza e il vivace ambiente culturale nel quale crebbe, le regalarono una felice infanzia e giovinezza.
Il suo primo maestro fu Giacomo Zanella, il quale la indirizzò  alla carriera letteraria :
"Zanella, poeta di vecchio stile, voleva costringere Vittoria nella metrica tradizionale, non approvava tutte le libertà che si prendeva con il verso sciolto.
Ma il buon maestro, doveva ben presto ricredersi .  La geniale allieva aveva recepito un insegnamento che era stato letterario quanto morale: è più difficile essere liberi che sottoposti a una disciplina. La libertà, anche nel verso, richiede sempre nuova fantasia, energia, coscienza, originalità."(Spaziani)

(immagine di Maria Bandini Buti).

Con Zanella pubblicò, nel 1876, la Nuova Antologia, un saggio poetico.
Enrico  Nencioni fu il suo secondo maestro, che la indirizzò verso la letteratura straniera   affinando così la sua sensibilità e fornendo  un contenuto più vivo alla sicurezza formale  acquisita nella lettura dei classici.
L'Aganoor si oppose parecchio alla pubblicazione dei suoi versi, insodisfatta della sua opera ma gelosa sopratutto del carattere autobiografico di molte sue composizioni.
Le sue liriche più sicure infatti, furono dettate dall'intenso e infelice amore per un uomo, Domenico Gnoli, la cui morte lasciò in lei un perpetuo rimpianto, e alimentò una certa vocazione all' infelicità, che si presenta come uno dei tratti fondamentali del suo temperamento.
Quando la famiglia, dopo la morte del padre nel 1890, tornò a Napoli,  l'Aganoor diventò compagna e assistente della madre durante la sua lunga infermità, e l'unico avvenimento importante che ravvivò questo periodo fu appunto l'amore per Domenico Gnoli, il quale scrisse per lei, a sua insaputa, e sotto lo pseudonimo di Giulio Orsini, le liriche d' amore raccolte in seguito nel libro Fra Terra e Astri.  Con Gnoli fu una comunione di spiriti, un sodalizio letterario e creativo.
Erano scomparsi, intanto, i maestri della scrittrice: lo Zanella nel 1888, il Nencioni nel 1896, e giungeva infine, ancor più dolorosa, la perdita della madre nel 1899.
La madre ebbe un posto immenso nella vita diVittoria Aganoor, tanto grande che alla sua morte, ella si ripiegò sul proprio dolore in una continua analisi dei propri stati d'animo, che tanto l'assorbiva...

                                    ...potrò mai le nuvole
                                  bianche, come ali bianche, e il sole e i fiori
                                  e i prati e il mare, come un tempo, ancora
                                  guardar serena, senza udir l'amara
                                  domanda dentro: -Perchè adesso ride
                                  la terra?Perchè tutto è ancora in festa?
                                  Che  vale ormai?...
 

Per reagire alla disperazione e alla solitudine, e anche per esaudire un desiderio molte volte espresso dalla madre, l'Agannor si decise finalmente a pubblicare le sue poesie, e il volume Leggenda eterna dell'Editore Treves apparve a Milano nel 1900. Presto seguì anche la seconda edizione, a Torino, nel 1903. L' interesse destato per la sua opera provocò in lei una specie di ritorno alla vita e agli slanci della giovinezza. E' in questo periodo che si fidanzò e si sposò col giurista umbro Guido Pompilj. "Di fronte alla dolcezza delle colline umbre comincia per Vittoria un periodo di felicità, dove il suo pensiero può esprimersi e la sua esistenza fiorire."(Spaziani) Nel 1908 usciva a Roma il secondo volume di versi, "Nuove Liriche", e la sua fama crebbe . L'ammirazione che la circondava rese ancora più impressionante la sua morte, che avvenne nella notte fra il 7 e l'8 maggio 1910. Poche ore dopo, il marito si toglieva la vita con un colpo di rivoltella.
" Vittoria non poteva sapere in vita, fino a che punto,  si sarebbe dimostrato totale l'amore che quel marito aveva concepito per lei..."
 
                                 ...
                                Io me ne andrò nella notte
                                quando saranno già tutti
                                sopiti; andro per l'aperta
                                campagna, sotto le stelle,
                                ed esse udranno la voce,
                                la nota voce di giorni
                                altri e lontani; per esse
                                ritroverò le parole
                                obliate, e l'obliato
                                fremito, e l'impeto e il fuoco
                                di giovinezza.
                                                   In silenzio
                                m'ascolteranno, siccome
                                m'ascoltavano al tempo
                                andato, nè del mio volto
                                vedranno il pallore.Tutto,
                                tutto, saràcome allora
                                per esse. dentro la mia
                                anima,che avverrà mai?
 
 

(Basato ed arricchito su un lavoro di: Carla Denti, Milena Zoppeddu, Noemi Cosseddu, II° F, del  LICEO "ASPRONI" di NUORO)