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Chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire

Percorso letterario Aganoor

 

Costruita all’inizio del secolo su impulso di don Luigi Naibo, terzo edificio dopo quello originario ed il successivo del 1708, fu terminata con l’abside e consacrata il 4 ottobre 1924 da mons.Eugenio Beccegato. Nell’abside, in cielo stellato azzurro e docorazioni, domina la figura di san Giorgio martire che ne è il patrono, dipinto dal pittore genovese Morera.

Pala “Gesù e i bambini” del pittore F.Lieti 1889 recentemente donata da Ettore e Lucia Setten. Antica la vasca del  fonte battesimale e la croce astile (XIV-XV sec.). Organo Guerrini del 1943 recentemente restaurato con più di ottocento canne  e vari registri. Altare maggiore in marmi policromi. Altare per la celebrazione (1982),  leggìo (1999) in marmo, e fonte battesimale secondo le norme del Concilio Vaticano II°. Altari laterali recentemente restaurati con statua del Sacro Cuore marmorizzato con candelieri in ottone a sinistra e della Beata Vergine Maria del Rosario con statua in legno di Ortisei con candelieri in bronzo  donati da Maria Zecchinato e Antonio Pasqualy in memoria della famiglia Aganoor a destra (1924). Significativo l’antico stendardo del patrono san Giorgio con retro eucaristico ed il crocifisso in legno. La navata centrale presenta un alto soffitto a travatura lignea, il pavimento completamente rifatto conserva le antiche pietre nella fascia centrale. L’impianto elettrico e la pittura della chiesa sono recenti. Anche la statua di san Antonio di Padova e i candelieri sono stati di recente restaurati, così pure l’altare ligneo (con tela recente di Jovanin Silvestrin) dei santi Mauro e Macario proveniente dalla Chiesa di san Mauro, intagliato dalla famiglia Ghirlanduzzi nel XVI° secolo. La mensa è costruita dalla parrocchiale nell’anno 2000. Pregiata pure la Via Crucis in legno dorato della bottega Dalla Vecchia di Santorso di Schio e gli appliques che la illuminano. In sacrestia armadio e mobile a cassetti del XVI° sec. Al piano superiore è stata ricavata una suggestiva cappellina feriale invernale. La facciata della Chiesa è stata portata a termine nel 1948. Il campanile è della Chiesa precedente e conserva l’antica campana mezzana premiata a Roma nel 1860. Attorno alla Chiesa lapidi di Carlo Silvestrini, Domenico Furlan, Pietro Parpinelli e Antonio Campioni (scalino porta a sinistra) dell’antico Cimitero e mura di cinta recentemente restaurata da Alcide Setten.

 

PASSEGGIATA FRANCESCANA

(a Jeanne Barrère)

Santo Francesco, un triste parmi udire

fischiar di serpi sotto gli arboscelli.

«Io non odo che il placido stormire

della pineta e l'inno degli uccelli».

 

Santo Francesco, vien per la silvestre

via, dallo stagno, un alito che pute.

«Io sento odor di timo e di ginestre;

io bevo aria di gioia e di salute».

 

Santo Francesco, qui si affonda, e ormai

vien la sera e siam lunge da le celle.

«Leva gli occhi dal fango, uomo, e vedrai

fiorire nei celesti orti le stelle».

 


LA PORTA DI BRONZO

Un uomo batte ad un'antica porta

di bronzo, ma nessuno ode. La Luna

appena mette una scintilla smorta

sulle sfingi dei fregi e sulla bruna

man di colui che batte a quella porta;

non s'ode voce né risposta alcuna.

Sola l'eco dai cupi anditi porta

il rimbombo dei colpi alla soggetta

palude, intorno alla campagna morta,

dove luccica a gore la costretta

acqua livida e trema la ritorta

vetrice alla pestifera belletta.

Non trillo d'alati ospiti conforta

quel deserto, né strige a quelle in vetta

nere torri giammai la Luna ha  scorta.

Chi sa da quanto il pellegrino aspetta?

Chi sa da quanto batte a quella porta

cinto dalla maremma maledetta?

Vittoria Agnoor

 vétrice: salice da vimini; belletta: melma, fanghiglia; strige: gufo, rapace notturno