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Villa Aganoor

Percorso letterario Aganoor

 

VILLA AGANOOR ora ARRIGONI anche denominata Villa virginia in onore della contessa Virginia Agannor, ricostruita a causa di un incendio, prima a due piani con ampio colonnato ora presenta tre piani e solo due colonne.

Proprietà del nobile pordenonese Giuseppe Volpini, la villa fu donata ai Silvestrini che erano al suo servizio. Ceduta agli Aganoor per onorare un debito equivalente a 50€ attuali nel 1880, fu lasciata alla morte di Angelica Agannor, nel febbraio del 1913, a sua figlia adottiva, certa Maria Zecchinato.

Assieme all’antica barchessa, al pozzo, al tavolino in pietra e al vecchio parco in riva al fiume Rasego, fu una delle due  ville  dove visse la famiglia Aganoor di nobile origine armena. Qui la poetessa-scrittrice Vittoria Aganoor (1855-1910) compose molte delle sue liriche di Leggenda Eterna (1900), ispirata da questo “suo eremo”. Una lapide all’ingresso della Villa ricorda i personaggi illustri qui ospitati dalla poetessa, tra i quali Giacomo Zanella ed Enrico Nencioni, un’altra, sulla mura di cinta, ricorda il passaggio della “prima poetessa d’Italia” che fu a Basalghelle dal 1884 al 1901.

Basalghelle

Una silenziosa ed infinita

Linea di fresco verde – un pastorale

Spettacolo da cui sembran remoti

Per milioni e milion di miglia

I rumori cittadini. Bianche, lunghe

Vie costeggiate dagli aerei pioppi,

E dall’ombre dei platani leggere.

Lente acque discorrenti entro fioriti

Margini, e dentro l’acqua e sovra l’erba

Gruppi loquaci d’anatre dal bruno

Manto e candido seno, affaccendate

Sempre, e tranquille –vision gioconda!

Il superbo tacchino dalle lustre

Penne e dal gozzo di corallo, a passi

Misurati s’avanza, ed alza il grido.

Qua, liberi puledri allegramente

Corron su prati roridi di guazza,

sollevandosi dietro un irridato

nuvolo di vapor. Là le macchiate

mucche bevon nel fiume a lenti sorsi,

poi, solevando il muso ancor grondante,

stan vgamente contemplando attorno

coi grandi occhi pensosi. Praterie

vaste, a perdita d’occhio, e più là boschi,

e nuovi prati, e nuovo verde ancora;

interrotto qua e là da bianche punte

di campanili, e candide casette

mezzo nascoste fra le piante – e il fumo

azzurro s’alza fra le piante, e sale

lento all’azzurro cielo. Su la porta

appena appar qualche bambina bionda

che vi sogguarda attonita, facendo

della piccola man scherno alla luce.

Pace e silenzio ovunque! – Ah, quando un giorno

Abbia l’anima oppressa, e mesto il cuore,

rammenterò che v’è nel mondo ancora

un verde, quieto, solitario asilo;

che v’è ancor Basalghelle – e il nuovo affanno

sarà temprato di dolcezza antica.

Enrico Nencioni

 

Nencioni, Enrico (Firenze 1837-Ardenza, Livorno 1896) poeta e letterato italiano, amico d'infanzia di G. Carducci, fu per alcuni anni precettore in varie case patrizie. Tra i primi a riconoscere l'ingegno di D'Annunzio, con il quale partecipo al “Convito” a Sartorio nel quale confluirono anche il Panzacchi e lo stesso Carducci. Di questo periodo le Elegie romane 1879, e successivamente Poesie (1880). In ambedue forti sono le influenze ddi Cardicci e D’Annuzio. Viene chiamato a Roma da F. Martini come redattore del «Fanfulla della domenica» e dal 1883, insegna letteratura italiana al magistero di Firenze. In Medaglioni del 1883, vengono raccolti in volume una elegante serie di ritratti femminili, nati come lavori a se sulle pagine delle riviste letterarie.

Divulgò in Italia la conoscenza della letteratura inglese i cui saggi vennero pubblicati postumi: Saggi di letteratura inglese (1897), ed ai quali seguirono successivamente i Saggi di letteratura italiana (1898). Molto più tardi si pubblicarono anche i Nuovi Medaglioni (1920).

Il legame tra Enrico Nencioni e Vetttoria Aganoor è testimoniato dal carteggio Lettere di Enrico Nencioni a Vittoria Aganoor (1892-1894) raccolto dalla dottoressa Paola Pimpinelli Scaramucci, dalla conoscenza personale avvenuta a Firenze nel 1893 e dalla presenza del Nencioni stesso a Basalghelle per almeno due mesi. Nel commemorarlo, il D’Annunzio. Vede sopratutto in lui l’energia e contrappone quest’immagine, a quella morbida e femminea, elegante e sentimentale più nota e stereotipa.