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Villa Parpinelli
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Percorso letterario
Aganoor |
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Villa Parpinelli, è oggi proprietà
del signor Alcide Settenl’apparteneza alla famiglia Parpinelli e
testimoniata anche dalla poesia “Il bosco della Vizza” nella
quale Vittoria Anagoor, parlando dei suoi vicini proprietari del bosco di
Basalghelle e delle terre della Vizza, conclude con questi versi “Evviva
i Parpinelli e la stupenda Vizza”. Oltre alla bella villa padronale, di
rilievo la fontagna che impreziosisce l’ingresso e abbellisce il
giardino. Splendidi i caseggiati ed i depositi a contorno. |
BasalghelleBasalghelle, ambrata terra
fertile di messi,
viti ed orti, ti devo un
canto per le chiare
acque che scorrono
tra i cigli del Rasego e
dei fossi dove –
placida – nuota la pennuta
anatra muta Basalghelle Oasi verde di
pace Tra silenzi
di parchi e bianche ville, dolce è
tornare alla tua gente mite e palpitante
a tocchi di campagna che spandono
messaggi di speranza Aspro il
ventaglio delle mie memorie E intorno un
canto di semplicità Ai bimbi, ora
già padri, che in
stupore d’apprendere mi porsero
l’incanto dell’infanzia. Troppo in
fretta è sgusciato il giorno dolce. Ma un punto
eterno resta d’amicizie Consacrate
dal tempo Che
fioriscono luci al mio tramonto E dilatano
spazi d’armonie. Gina Piccin
Dugo |
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Gina Piccin Dugo, nata a
Vittorio Veneto l’8 marzo 1922 dove risiede, ma ha insegnato per
trent’anni a Basalghelle. E’ conosciuta nel Veneto, sua terra
d'origine e in Italia come poetessa dalle grandi risorse stilistiche, la
sua una poesia della memoria, una poesia sociale che colpisce e piace per
sintesi e semplicità. Decine di premi letterari vinti, numerose raccolte
poetiche pubblicate, hanno fatto di questa scrittrice un simbolo di rara
modestia e bravura. L'ambiente di vita è
ricordato con grande efficacia, una terra spesso abbandonata a se stessa,
lavoro poco remunerato, continue ingiustizie e un pane troppo spesso
amaro. C'è nella Piccin una sfida continua per le avversità della vita,
a superare il dolore e l'angoscia. E nel suo mondo di adolescente così
disumano, il coraggio per non dimenticare e non dimenticarsi, per non
lasciarsi andare, per credere in un avvenire migliore, consapevole che la
cultura e lo studio le daranno la forza per vincere i silenzi della
malinconia. Malgrado la vita difficile, l'autrice è una bambina serena,
anche se nasce con i capelli rossi e a quel tempo c'era la convinzione che
i "rossi" fossero brutti e cattivi. La bambina cresce dolce e
buona, poi conosce il primo dolore della vita. La morte del fratellino
Bruno di tre anni, che gli era stato affidato e per disattenzione finisce
in un canale. Questa tragedia, "quel grembiulino celeste scorto
nell'acqua" resterà per sempre nel cuore della piccola Gina. Poi la
scuola, l'amore per lo studio e il dolore per dover lasciare la scuola,
l'amarezza della famiglia per un padre disoccupato, le prospettive della
fame e l'insicurezza che dolorosa s'insinua nella sua piccola esistenza. A
undici anni, Gina entra in filanda, uno stabilimento nel quale viene
eseguita la trattura della seta avvolgendola dal bozzolo sugli appositi
aspi. La vita in filanda è pesante, per una bambina è drammatica.
Un'umidità incredibile al caldo insopportabile o al freddo pungente,
all'acre odore delle brune crisalidi che i bozzoli già utilizzati,
liberano. Un lavoro duro, senza
soddisfazioni, senza avvenire. Con accanto le filatrici povere donne
stanche, deluse, abituate fin da piccole a subire la violenza della fatica
fisica. Molti sono gli episodi e i personaggi raccontati nel libro: dal
terremoto del 36 ai momenti lieti del Natale e del Carnevale, dal racconto
delle sue amiche all'emigrazione del padre in Germania e al miglioramento
delle condizioni di vita della famiglia. Poi la svolta e il desiderio a
venti anni di riprendere lo studio. L'incontro determinante con un
professore di una scuola privata, colpito da distrofia muscolare che con
amore e benevolenza la prepara a superare gli esami da privatista. Gino Giannini Tratto dalla Rivista
quadrimestrale di studi vittoriesi - IL FLAMINIO n°6 - 1993 - Edita dalla
Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane Ha pubblicato: “Ridatemi
l’infanzia” (1985), “Filanda addio”, “Le Donne di Esther” e
“Amor per chiari mattini” |