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Villa Silvestrini

Percorso letterario Aganoor

 

VILLA Silvestrini è uno dei caseggiati compresi in Villa Aganoor, oggi di proprietà dei fratelli Silvestrini. Alcune sale nel suo ampio interno, conservano ancor aprte dei mobili e degli infissi restaurati.

Si tramanda che nelle stanze superiori che si affacciano al Rasego, Vittoria, ispirata dalla musica della cascatella e dalla veduta

LA BELLA BIMBA DAI CAPELLI NERI

 

La bella bimba dai capelli neri

è là sul prato e parla e gioca al sole.

Io so quei giochi e so quelle parole;

rido quel riso e penso quei pensieri.

Son io la bimba dai capelli neri.

 

Ed anche io vedo una fanciulla bruna,

gli occhi sognanti al ciel notturno fisi.

Quante chimere e quanti paradisi

negli occhi suoi! Te li rammenti, o Luna,

gli occhi febei della fanciulla bruna?

 

Ora è stanca; la penna ecco depose.

e la man preme su le ciglia nere.

Di quanti sogni e quante primavere

vide sfiorir le immacolate rose?

Ora è stanca; la penna ecco depose.

 

Vittoria Agnoor

Vittoria Aganoor nacque a Padova nel 1855 (morì a Roma nel 1910) da una famiglia di origine armena nobiliare da molti anni in Italia. Fu discepola di Giacomo Zanella e di Enrico Nencioni ; la sua casa era frequentata tra gli altri da Andrea Maffei, Antonio Fogazzaro. Nel 1976 si trasferì a Napoli. Fu legata sentimentalmente al poeta Domenico Gnoli con cui scambiò un interessante epistolario. Nel 1901, uscita da un infelice amore, sposò il nobile e deputato Guido Pompilj, e andò a vivere con lui a Perugia. La sua prima raccolta di versi, Leggenda eterna (1900), è caratterizzata da una esasperata e teatrale confessione del proprio tormento interiore. La seconda delle sue raccolte, Nuove liriche (1908) mostra un più pacato lirismo nella descrizione del paesag gio umbro. Riprendendo certi modi della poesia estetista, li in terpretò con un gusto classicista non privo di originalità. Le sue Poesie complete furono pubblicate postume nel 1912 (a cura di Luigi Grilli). Tra le sue liriche può essere indicativa del suo modo di poetare, "Adolescentula", in cui sono i tremòri e i ricordi di un innamoramento da giovinetta: «Quando t'ho conosciuto era d'aprile, | quel mese traditore | che nell'ebbrezza del nascente amore | pinge ogni cosa d'un color gentile. | Quando t'ho conosciuto era d'aprile!»: si tratta in realtà di un breve incontro, fuggevole, uno scambio di saluto. Di quell'«ebbrezza» romantica e virginale rimangono le notazioni del paesaggio: «Ed era, ben ricorso, era il tramonto; | veniva su dai prati | l'alito sano dei timi falciati, | la fragranza che vince ogni confronto; | ed era, ben ricordo, era il tramonto!». Poi, un altro incontro casuale e fuggevole, il disinganno: «Io tremai come se vedessi un morto, | un caro morto amato inutilmente, | tra quella folla gaia e indifferente. || Sul cor mi cadde, come un velo fosco, | un sù bito sgomento. | E a chi di te mi chiese in quel momento | io ri spondere osai: - Non lo conosco! - | Sul cor mi cadde come un ve lo fosco». Situazioni e emozioni di un petrarchismo ottocentesco, romanticista: le giovinette della buona borghesia già pronte al fotoromanzo. alia” che fu a Basalghelle dal 1884 al 1901.